
“Mi immagino delle storie possibili..
poi dipende solo dall’immaginazione
di chi guarda..”
Helmut Newton
L’uomo, il maschio contemporaneo è un atto di immaginazione legato all’abbigliamento: una fantasiosa creazione determinata dalle ricche stoffe, dalla virilità della pelle, dalla suggestione di automobili e motocicli, da riferimenti a samurai e cavalieri del passato e del presente e dalle eroiche funzioni vestimentarie. Gli uomini, più delle donne, costituiscono la loro identità attraverso il vestiario sottolineando il genere con la mascolinità e le sue metafore.
Tuttavia questo uso sarcastico di una metafora vestimentaria prova che la moda, ancora oggi, gioca un ruolo fondamentale nel definire un uomo e il suo comportamento sociale.
Prendiamo come esempio il maglione di Jean Paul Gaultier della collezione autunno\inverno del 1991 che rappresentava la vera trasformazione fisica dell’uomo per la struttura esageratamente gonfiata. Il maglione offre caratteristiche mascoline dal rigonfiamento delle spalle e dell’articolazione della parte alta del braccio contro l’affinarsi della vita instaurando un certo new look, esagerando la silhoutte del maschio-macho che successivamente verrà imitato da molti altri.
Fedele all’esaltazione e alla rivelazione del corpo, sia maschile che femminile, Gaultier, persegue attraverso l’abbigliamento, all’ideale di una fisicità eccezionale: un rapporto tra anatomia e forma della moda.
Per non dimenticare anche le varie proposte delle gonna per l’uomo, e l’uso costante del kilt presentate in molte collezioni scioccando e mutando il concetto delle mascolinità. Come dichiara l’esuberante creatore:
“Questo per me non ha nulla a che vedere con il travestimento: penso che il travestimento avviene quando il corpo dell’uomo si veste con degli elementi tipici del corpo femminile, e viceversa, come per esempio il reggiseno..”
Lo schema astratto della silhoutte maschile viene rappresentato coerentemente anche da Thierry Mugler. Il suo abbozzo evita, anche nell’abbigliamento formale, i tradizionali particolari delle regole vestimentari maschili, preferendo che sia l’abito a essere interpretato come la forma virile.
Questo simbolismo virile può essere accettata senza riserve sia rispetto dalla vestibilità e dalle spalle ampie di un giacchetto del Perfecto Schott e sia da un maglione di Gaultier.
Tra tutti i ruoli e i poteri maschili, forse il più importante, e ancora il meno visibile, è l’erotismo. Quanto viene quindi esibito nel comportamento sessuale maschile è ciò che viene sublimato nell’abito. Per la maggior parte, gli uomini del ventesimo secolo si vestono senza effetti erotici. Al contrario, hanno preferito cancellare la simulazione erotica dall’abbigliamento concentrando l’erotismo nella moda femminile. Questo ha un significato sociale di ruolo, di appartenenza a ruoli, di dichiarazioni di superiorità o inferiorità. Delle distinzioni scandalose, anche se negli ultimi anni l’uomo, il concetto di uomo, è molto cambiato. E’ cambiata la visione dell’uomo di se stesso e anche della donna sull’uomo. Oggi è possibile che un uomo non sia più costretto a rappresentare il teatro della virilità, ma che riesca a mostrare la propria sensibilità che per anni è stata censurata perché la società imponeva di non esprimere le sue emozioni, ma di dimostrare il suo potere e il suo dovere. Questa nuova sensibilità mostrata dal sesso forte, potrebbe essere anche una nuova forma di seduzione.
Ma i tacchi esasperatamente a spillo, armamentario sado-maso, bellezze altere e statuarie: questo è il mondo femminile rappresentato da Helmut Newton, autore di una serie di fotografie sul confine tra il sogno e l’incubo.
Il geniale e visionario Helmut Newton ritrae temi e raffigurazioni scioccanti ma mai compiaciute della violenza. Si possono definire ironiche, come ironiche sono le sue foto di moda erotiche, che dall’erotismo alla Playboy denunciano la superficialità e la transitorietà. I motivi ispiratori per lui sono dunque sesso, mistero e provocazione. Trasgressione nelle atmosfere, nei temi legati senz’altro anche all’immaginario erotico feticista: scarpe con tacchi a spillo, pelle, pellicce, frustini. Pertanto le foto di moda definiscono la nuova dimensione della sessualità femminile, essenzialmente aggressiva e ambigua. Famosi rimangono anche la immagini in cui suggerisce legami omosessuali in cui i concetti di maschile e femminile vengono stravolti se non distrutti.
Seduzione e perversione, nudo e vestito, vero e finto: Newton sembra così giocare continuamente sul filo dell’inganno, della presa in giro di chi osserva.
Le sue immagini inoltre, per quanto sorprendente e scioccanti nella loro implicazione sessuale, trasmettono sempre più un senso di distacco, di casualità senza alcun coinvolgimento emotivo. I suoi ‘ritratti erotici’ e i suoi nudi nascono nella fotografia di moda come pratica mescolando moda e sesso, soldi e potere, fotografando appunto in quei luoghi in cui si associano ricchezza ed erotismo: alberghi lussuosi, ville e piscine holliwoodiane mettendo in scena le sue ossessioni personali.
Newton è divenuto celebre per la sua visione erotica del corpo abbigliato delle modelle: lavora di eccesso laddove la fotografia normale si arresta. Mette in risalto la natura di arma delle manie e del guardaroba femminile. Lo sguardo delle sue donne si fa sadico, mentre quello maschile masochista. E’ riuscito benissimo a diffondere un immaginario ardito e stridente, di essere più forte della pornografia, più forte della body art, più forte del cinema nero e di suspanse.
“Adoro la volgarità: essa rappresenta per me il contrario della banalità, che disprezzo assolutamente. L’eccesso diventa kitsch, che non ha niente a che fare con il cattivo gusto” -dichiara il fotografo. “Un kitsch tutto sommato molto mentale, ricostruito come distanza dall’omologazione: mi interessa come idea blasfema..”




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