domenica 7 settembre 2008

CHIC SELVAGGIO.


Jean Paul Gaultier: un vestito in pelle d’agnello patchwork con cuciture a vista

Nella ricerca dell’autenticità, la pelle rievoca lo spirito e i dettagli dei luoghi e dei tempi passati.
A distanza di anni dagli storici attacchi dell’11settembre, i designer presentano nelle loro realizzazioni ispirazioni prese da posti lontani: dalla pelle afgana foderata in lana alla pelle battuta nello stile marrocchino.
La pelle di Cordoba, la pelle intarsiata da disegni stilizzati di fogliame e fiori che ebbe il suo culmine nel Sedicesimo secolo, prende nuovamente spazio negli accessori di molte case di moda come da Fendi a Kenzo. Nella linea Kenzo la pelle è stata lavorata con stampe prese in prestito dai motivi floreali dei kimono delle spose giapponesi e poste ad esempio su borsette morbidissime, cinturini e cappotti con metallina. Inoltre troviamo anche giacche e vestiti in pelle ricamati con disegni tipici messicani oppure in pelle verniciata e forata.
Da Antik Batik a Marni, si trovano cinture e borse borchiate e decorate da piccole monete, che danno l’impressione di provenire dalla terra del Marrakech.
Jhon Galliano da Dior è il campione di questa fusione, ispirandosi ai ballareni del circo Beijing, alle geishe giapponesi, agli idoli di Bollywood-il nuovo cinema orientale- e ai nomadi della steppa dell’Asia centrale. La pelle quindi si piazza al primo posto in questi viaggi suggestivi e affascinanti che ridefinisce l’immaginario mondo della moda. Dai guerrieri Masai con i loro rivestimenti ridisegnano una nuova silhouette: vestiti in giacche di pelle di coccodrillo e abiti in pelle scamosciata di cervo, come se fossero tagliati e squarciati dagli artigli di un drago; alla geisha iper-tecnologica adagiata in una giacca dalla misura XXL in pelle nera e dalle maniche a kimono. Manifestando un tema che potrebbe essere chiamato “Funky Folklore” nella collezione dell’inverno del 2002 ci sono dei pantaloni in pelle dorata ricamati con specchietti indiani completati da stivali da Eskimo.
Dal folklore indiano ci si sposta all’estremo nord della Russia con la collezione di Yohji Yamamoto, che utilizza la pelle naturale allo stato grezzo.
“ Per questa collezione ho incominciato dal tessuto. La pelle è innanzitutto grezza e confortante.. Alcuni dei capi in questa collezione sono direttamente ispirati dalle forme dei pezzi di pelle senza alcun taglio, perché è stessa la pelle che detta il movimento”.

Influenzati dagli show televisivi, come Survivor, il mondo della moda reagisce con un nuovo tipo di chic primitivo.
Con il manico di corno di renna, la borsa Mombasa disegnata da Tom Ford nella collezioni di Yves Saint Laurent Rive Gauche fa impazzire la stampa intera
nutrendo il desiderio di quell’istinto primitivo. Nella stessa collezione, Tom Ford presenta un modello di bustier in pelle, delle borsettine e un giacchetto nero perforato da anelli di metallo. La pelle allora si appropriava dei segni tribali, come la canottiera incisa dai motivi geometrici tipici della cultura africana e addirittura in un bikini in pelle nera.
Ispirandosi alle abitudinari corse urbane, Vandevorst di Anversa realizzò un bustier in morbida pelle coprendo solamente un seno come simbolo di vita frenetica, mentre Ann Demeulemeester e l’americano Rick Owens, lavoravano tra la potenza e la fragilità, tra il compatto e la raffinatezza, adoperando nei loro pezzi in pelle il lato della carne.


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