giovedì 4 settembre 2008

LA SECONDA PELLE NEL FETISH.

“Gli abiti in pelle e il feticismo radunano

le persone intorno a una fantasia e non intorno

a una classe sociale che impedisce questo scambio”.

Valery Steele



IL FETICISMO

L’odore di un animale si mescola con quello del corpo umano, un sensuale gemito, una tensione sulla pelle consacrano nuove dimensioni alle forme: è in questo modo che la pelle si presta alle numerose fantasie sessuali. Combinando la morbidezza, la potenza e la selvatica qualità diventa portatrice di simbolismi diabolici e sessuali.

La storia della pelle in materia fetish, inizia nel diciannovesimo secolo come prodotto culto per le calzature. Successivamente nel Ventesimo secolo, la sua implicazione nelle trasgressive pratiche sessuali aumentò il significato trasgressivo ed erotico. In una società di proibizionismi e di divieti, le pratiche feticiste offrivano un gran senso di libertà e di evasione. Tra potere e sottomissione, le immagini erotiche del diciannovesimo e inizi del ventesimo secolo, mostrano donne aggressive che maneggiavano fruste intrappolate nelle loro vesti inquietanti, come ad esempio fu l’eroina dello scrittore austriaco Leopold von Sacher- Masoch in Venere in pelliccia del 1869, che successivamente ispirerà artisti e scrittori dalla portata di Salvador Dalì, Franz Kafka, Gilles Deleuze e Lou Reed.

Come uno sfogo ai bisogni interiori, i frustini, gli stivali, i pantaloni aderenti bondage, i corsetti e la biancheria, le cinghie restrittive, le cinture di castità, i guanti e i cappelli, i collari per cani e le manette fanno tutti parte dei rituali scenari che coinvolgono i dominati e i dominatori, come fanno parte i colori del rosso, associato al colore dell’inferno e del nero legato alla perversione simboleggiano l’immersione dei corpi e delle anime nel fondo oscuro della violenza.

Rivestendo prettamente il proprio corpo, la pelle ridefinisce la personalità di chi la indossa, fino al punto di scomparire sotto a cappelli, cappucci e passamontagna con le zip facendo intravede soltanto le labbra e gli occhi. La pelle può essere anche luccicante dai colori brillanti, intensificando ulteriormente gli stimoli visivi e aggiungendo sensazioni fisiche prodotte dal materiale.




Un esempio di scarpe che costringevano i piedi sono gli stivali in pelle chiamati Viennese, che si abbottonano a mezzo polpaccio con la caratteristica di avere undici pollici. Inoltre il decolté della scarpa, per la sua infinita armonia, esorcizza prepotentemente il corpo dai bendaggi e strozzature delle cinghie al torace e al di dietro delle natiche.

“Il suo intero corpo è trasformato in un’armatura fallica. Scarpe dal tacco alto, stivali, e guanti sono tutti ovviamente simboli fallici, come può essere la frusta che lei spesso porta con sé”

Così Valery Steele nel suo libro “Fetish: Fashion, Sex and Power” descrive la figura di una donna dominatrice.



Anche il proprietario del Rex, un negozio di oggetti e indumenti in pelle e in lattice nel quartiere gay di Parigi, si esprime a riguardo affermando che, in queste vesti si assume una personalità animale, richiamata dall’ istinto naturale. Indossando la pelle si crea così una immagine tanto forte e aggressiva, aiutando a portare fuori i desideri più nascosti. Inoltre -continua- aiuta le persone che vogliono faticosamente affermarsi nella società, ottenendo in qualche modo una certa auto-sicurezza Se un accessorio vestimentario ha connotazione feticistica è perché possiede implicazioni culturali non caratteristiche connesse con l’oggetto. Come un simbolo di appartenenza a un gruppo, anche le uniformi adottate dal repertorio militare fanno parte del vastissimo guardaroba feticista. Ma i cappotti neri, gli stivali e i pantaloni stanno a significare un’ambiguità inquietante per chi li indossa, associati esclusivamente a un’idea di potere e di super-virilità estetica. Esprimendo potere e sottomissione questi articoli negli ultimi tempi sono molto lontani dal contesto sessuale del sado-machismo che viene propagato e riciclato eccessivamente dalla moda, dalle arti visive, dai film e dalla stampa come ad esempio Bizzare, Skin Two e Black Leather. Ci sono anche moltissimi film in cui queste uniformi in pelle figurano prepotentemente, come in Maitresse (L’Amante O) la quale protagonista Bulle Ogier indossa delle tenute in tema feticistico disegnate da Karl Lagerfeld. La seconda pelle stabilisce anche l’immagine sexy delle futuristiche e intrepidi eroine della serie The Avengers (Le Vendicatrici, o come meglio era chiamato in Francia “Chapeau melon et bottles de cuir”. Cappello e stivali di pelle), in cui Diana Rigg interpreta Emma Peel, una donna eccentrica e coraggiosa la cui tuta da gatta, fu ispirata direttamente dai costumi feticisti e creata da John Sutcliffe di Atomage. Inoltre troviamo anche la Catwoman vestita con una tuta in vinile nella prima serie di Batman Return del 1992; mentre più recentemente nella trilogia di Matrix, gli elementi feticistici vengono rappresentati dalla tuta in pelle verniciata che viene indossata ad ogni missione pericolosa. Marchi specializzati nel settore feticistico come Marquis de Suède, Phylea, Demonia, e Cat Style realizzano queste fantasie in pelle e in altri materiali tipo in lattice, vinile, PVC, imitazione della pelle, che sono molto piacevoli al tatto e rafforzano l’ideale immaginario della seconda pelle.

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